Io stesso ero divenuto per me un grande enigma

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“Io stesso ero divenuto per me un grande enigma”.

Parecchi anni fa un mio collega mi fece questa confessione che mi spiazzò non poco. Un docente preparato, con una mente brillante e intuitiva, capace di incantare i suoi alunni non riusciva a lavorare più con lo stesso entusiasmo, a realizzare il suo progetto di felicità.

 

Un uomo di successo, apparentemente senza problemi, in piena crisi esistenziale.

Crisi, una parola oggi abusata, violentata, ridotta all’impotenza. Il termine crisi in realtà contiene una forza primordiale che ci impone una riflessione, a partire dal suo significato etimologico. Crisi deriva dal greco krisis che richiama il “separare” di krino. In tempo di crisi siamo realmente separati in noi stessi, spaccati, squarciati nella nostra amata interezza. La nostra individualità appare compromessa da un amore, dalla perdita del potere economico, forse da una malattia.

Ma la crisi è anche il tempo in cui si può imparare a separare, a discernere, tra ciò che è buono e ciò che è meno buono, tra ciò che è utile e ciò che è meno utile, tra ciò che ci permette di crescere e ciò che non ci permette di crescere.

La crisi è il tempo della grande guarigione, il tempo dell’ordine in cui impariamo a sistemare e sistemarci nella vita.

“Io stesso ero divenuto un grande enigma per me”.

Il mio “collega” Agostino ha scritto questa frase nelle Confessioni quando era insegnante a Cartagine. La sua crisi esistenziale lo ha trasformato in un grande santo, teologo e filosofo. Non rinunciamo a vivere la nostra crisi, non eliminiamo la crisi dalla vita degli altri ma rendiamo la crisi un’opportunità di crescita per riordinare la nostra casa, la nostra città, il nostro mondo.

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