Il valore della vita

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Una leggenda cristiana narra che un ebreo, reo di avere oltraggiato Gesù durante l’evento della Passione, sarebbe stato maledetto dal Messia con le seguenti parole: “attenderai fino al mio ritorno.” La maledizione avrebbe reso quell’uomo immortale, condannandolo a vagare senza scopo né riposo sulla terra fino alla seconda venuta di Cristo. La sua condanna è ciò che per molte altre figure è stato il desiderio più importante da realizzare: una vita che non finisce. Anche Kierkegaard ha descritto la sua vicenda in Enten Eller. Asvero è condannato ad essere uno spirito errante, a non avere una terra, un Abramo maledetto. Non ricerca la vita eterna ma la subisce come maledizione, e cade nella disperazione in attesa del ritorno di Cristo. Sempre in Enten Eller, abbiamo un altro personaggio che ha reso la sua vita dannata, anzi è proprio precipitato nel demoniaco spirituale: il Faust. Il patto che questo dottore, lo scienziato della modernità, ha stretto con il demonio, nasce, secondo Kierkegaard, dal tentativo di soddisfare il suo dubbio esistenziale. L’uomo non può conoscere nulla e perciò non può godere di nulla. Il dottore vende la sua anima al diavolo per ottenere in cambio i servigi demoniaci e soddisfare la sua sete. Per Kierkegaard Faust è la personificazione del dubbio come l’ebreo errante è la personificazione della disperazione.

Dubbio e disperazione sono due atteggiamenti esistenziali che erodono il nostro stare al mondo, soprattutto quando cadiamo nell’ateismo e nell’antiteismo come i due personaggi kierkegaardiani. In fondo a pensarci bene non è solo importante se viviamo ma anche come viviamo. In greco antico ci sono due modi per designare la vita. Il fatto di esistere, il respirare e le altre funzioni fisiologiche, si definisce zoé. Sono in vita: mangio, bevo, dormo, la mia anima vegetativa, per citare Aristotele. Poi esiste una vita che esprime il nostro modo di stare al mondo, che unisce il nostro corpo al resto del mondo, che i greci chiamavano bìos. In questo caso la vita non è il dato funzionale ma è la vita condotta in libertà, la vita orientata al bene dalla ragione e dalle altre facoltà direttive come quelle spirituali.

In questi ultimi mesi il faticoso equilibrio si è rotto e sembra essere avvenuto il sorpasso di zoé su bìos, la vita funzionale ha superato la ricerca di un significato profondo del nostro modo di stare al mondo, delle nostre relazioni, del nostro modo di fare arte, di fare musica e di concepire il sacro. Bisogna conservare la salute e il costo di tale operazione deve essere pagato a prescindere. A prescindere dalla libertà, dai diritti, dal credo religioso.

Come i due personaggi della modernità dovremo attendere il Messia o finiremo come il dottor Faust nella disperazione demoniaca ?

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