Quid est veritas?

Share with:


Pilato di fronte a Gesù pone una domanda: Che cos’è la verità?

Che cos’è la verità?

Qualcuno potrebbe rispondere: è vero ciò che penso, altri ciò che sento, qualcuno ciò che credo. La maggior parte cercherebbe un principio di autorità all’esterno per essere rassicurati: ho letto su internet, l’ha detto la tv, secondo i sondaggi…

Sicuramente dopo la frantumazione della filosofia occidentale, dopo la morte di Dio e la nascita del postmoderno (o ipermoderno) abbiamo qualche esitazione a metterci in ricerca della verità. Lo stesso Husserl, il padre della Fenomenologia, cercò una base, una piccola verità su cui erigere la ricerca di senso, almeno un punto di partenza.

I tormenti della mancanza di chiarezza, dell’oscillare del dubbio, li ho goduti a sufficienza. Io devo giungere a una solidità interiore… senza chiarezza non posso vivere… Io lotto per la mia vita, e perciò credo di poter procedere con fiducia… Solo una cosa mi preoccupa: debbo raggiungere la chiarezza se no non posso vivere ( E. Husserl, L’idea della fenomenologia, Laterza, Roma-Bari 1992, p. 5.)

Il problema della verità non è soltanto un problema conoscitivo che ci permette di comprendere se qualcosa rimane intrinsecamente se stessa, quindi oggettiva e comunicabile. Il problema della verità e il conseguente bisogno di trovare un punto stabile è inevitabilmente una questione etica e politica. Senza una certezza, una verità non possiamo avere una gerarchia di valori, non possiamo decidere se vale la pena vivere o morire per qualcosa. Perché amare una donna invece che un’altra? Perché lottare per la democrazia? Senza una gerarchia di valori, senza una gerarchia di significati, oscilliamo tra il dubbio e la disperazione. Il nichilismo è il nostro credo e noi siamo i suoi disperati sacerdoti.

Pilato è un politico romano, abituato a rispettare la legge, a rispettare il valore della legge sopra ogni cosa. Per questo di fronte a Gesù, di fronte a questo presunto re, deve necessariamente rimodellare la sua visione, la sua scala gerarchica. La sua domanda, il suo dubbio, nasce dall’esigenza normativa, dal bisogno di rimettere in discussione la sua scala di valori. Deve verificare se il suo amore è stato riversato verso l’oggetto giusto. Infatti, come ha ben spiegato Scheler, è l’amore che ci spinge a conoscere intenzionalmente qualcosa (o qualcuno). L’amore ci spinge a dare valore a qualcosa che appare superiore a tutto il resto. L’amore ci spinge a conoscere meglio ciò che amiamo.

In un celebre passo S. Agostino gioca con la domanda di Pilato, proponendo un’anagramma. Al funzionario romano che chiede Quid est veritas? il Messia potrebbe rispondere Vir qui adest, cioà la verità è l’uomo qui presente. In fondo la presenza è verità, la presenza è amore.

Lascia un commento