Il delitto perfetto

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Qualche anno fa uscì un bel saggio di Jean Baudrillard, Il delitto perfetto, in cui analizzava il rapporto tra reale e virtuale. Alla luce dei suoi studi, la realtà non è soltanto compromessa dall’arrivo del virtuale: la realtà viene fagocitata, distrutta, uccisa e il suo cadavere viene occultato. Per questo non riusciamo più a distinguere ciò che è reale da ciò che è virtuale. Nel virtuale il soggetto non fa i conti con un altro da sé reale ma con un altro da sé mediale, cioè alterato dal mezzo che utilizza per connettersi (per esempio internet). Inoltre il soggetto non può scegliere la sua forma virtuale perché non dispone delle capacità di scegliere la sua forma, che è sempre programmata dal sistema. Posso scegliere una gamma di immagini, posso scegliere di inserire una mia immagine, posso scegliere di non inserire nulla. Tutto però rimane in una serie di scelte prestabilite. Come dice Baudrillard avremmo un’alterità prefabbricata, programmata, e quindi un ambiente autistico.

Oggi siamo in un’iperrealtà, in un mondo virtuale potenziato che ha disincarnato la nostra esistenza. Siamo alle prese con un mondo a misura dei dati, delle informazioni e della trasmissione delle informazioni. Un mondo diviso tra chi può connettersi e chi non può connettersi, in cui l’hub ha preso il posto della comunità. Qual è il costo di questo omicidio? Cosa comporta alla nostra esistenza avere a che fare con il delitto perfetto?

“Il delitto perfetto” intende essere la ricostruzione di un crimine:
l’uccisione della realtà e lo sterminio dell’illusione mediante
l’informazione mediale e le nuove tecnologie. Tuttavia, «né i moventi
né gli autori hanno potuto essere scoperti, e il cadavere del reale non è
mai stato ritrovato» (J. Baudrillard, Il delitto perfetto,p. 133)

Bisogna chiedersi: chi rimpiange oggi il morto? Esiste qualcuno che ha bisogno ancora del vecchio mondo, che ha nostalgia di una realtà che non si duplica nel suo specchio? Oppure siamo talmente terrorizzati da aver sacrificato la nostra umanità per la paura delle sofferenza, del dolore, della morte?

“Infatti, il concetto di realtà, se rinforza l’esistenza e la felicità, rende ancora più sicuramente reali il male e la sventura. In un mondo reale anche la morte diventa reale, e secerne un terrore che ha la sua stessa forza. In un mondo virtuale, invece, facciamo a meno della nascita e della morte, e al tempo stesso facciamo a meno di una responsabilità talmente diffusa e opprimente da non poter essere assunta” (J. Baudrillard, Il delitto perfetto,p. 133)

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