Filosofia VS Scienza

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A volte bisogna indulgere alle provocazioni.

Olivier Rey pubblicò un libro interessante del titolo “Itinerari dello smarrimento” con il sottotitolo “E se la scienza fosse una grande avventura metafisica?“. Nato in una famiglia atea e poi convertito al Cristianesimo, Rey è un matematico, filosofo, scienziato, umanista, docente universitario alla Sorbonne: una figura rara nel campo culturale europeo. Ciò che guida la sua ricerca nell’opera citata è la domanda: la promessa della scienza di liberare l’uomo è stata mantenuta?

Il rapporto di odio e amore tra scienza e filosofia diventa particolarmente intenso nella modernità, negli ultimi quattro secoli. Con l’avvento della scienza quantitativa di Galileo Galilei e dei suoi successori si abbandona la scienza qualitativa di Aristotele, lasciando in campo il dubbio che la matematica non possa comunque stabilire cosa è bene e cosa è male. Nel 1913 appena fu dimostrata l’esistenza degli atomi, Peran scrisse trionfalmente: il destino è vinto! Il fisico francese venne tristemente smentito dallo scoppio della prima guerra mondiale. Anche il biologo dell’evoluzione Dawkins che definiva inutile qualsiasi domanda esistenziale dovette constatare che la scienza scaduta in scientismo era diventata una nuova religione inconfutabile. La domanda iniziale, se la scienza abbia mantenuto la sua promessa di liberazione, per Rey non ha trovato risposta. Anzi, oggi la meccanizzazione scientifica ha neutralizzato le domande poste dalla filosofia o le ha relegate in una stanza della nostalgia in cui si entra per andare a trovare un vecchio parente (Dio, il bene e il male, vita e morte).

Eppure è evidente che l’essere umano si alimenta di quelle domande molto di più dei risultati della scienza, in qualsiasi animo umano continuano a dimorare le questioni, i dubbi, le paure, le domande, le speranze, gli amori che la ricerca empirica non può e non vuole affrontare. Questo tasto non vuole essere suonato, perché obbliga l’uomo a rimettere in discussione la sua visione del mondo. Per quanto la scienza possa migliorare la nostra vita, ci aiuti a comprendere il mondo, come è fatto il mondo, le leggi che governano la natura, è indubbio che l’uomo si pone nel mondo innanzitutto come filosofo e poi come scienziato. Di fronte alla crisi, e ne abbiamo già vissute parecchie, forse abbiamo dato eccessiva fiducia alla scienza e abbiamo escluso a priori la filosofia, abbiamo compilato un assegno in bianco senza chiederci se il prezzo fosse giusto. Se il mondo che vogliamo fosse un mondo perfettamente funzionante ma privo di amore, speranza, giustizia, avrebbe ancora senso abitarlo?

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