Trasmissione interrotta

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La decisione del Vescovo di Sulmona di abolire la presenza di padrini e madrine nei sacramenti del battesimo e della cresima è la dimostrazione che il cristiano è in via di estinzione. Come si legge nell’articolo tratto da IlCentro la decisione di fare a meno di queste figure è nata da “un percorso di confronto e dialogo, condiviso con i sacerdoti, i catechisti e i laici impegnati nelle comunità parrocchiali“. La prassi parrocchiale ha dimostrato che si fatica a trovare figure idonee, persone che vivono direttamente la fede per poi testimoniarla. Spesso i padrini e la madrine svolgono il loro ruolo in modo formale, per interesse o per amicizia. Per evitare imbarazzi si è deciso così di fare a meno dei “garanti” . Per tre anni , ad experimentum, l’educazione alla fede perderà la simbolica dimensione comunitaria e diventerà appannaggio dei genitori o, ancora più tristemente, degli adolescenti e della loro libera iniziativa. Non è una trovata estemporanea: il Codice di diritto canonico e la Conferenza Episcopale Italiana avevano già previsto la possibilità di abolire i padrini.

La dimensione pedagogica di tale scelta è frutto del “confronto con il mutare dei contesti socio-culturali e del continuo cambiamento che tali contesti portano in sé“. Non abbiamo più testimoni credibili? Eliminiamo il dovere della testimonianza. Se non ci sono padrini e madrine idonee non ci sono nemmeno genitori idonei, catechisti idonei. Se non sono necessarie delle figure di accompagnamento, come può l’ekklesia comunicare la fede, iniziare i catecumeni, evangelizzare? Se il problema dell’assenza di figure idonee è reale non bisognerebbe partire da questa mancanza per interrogarsi in modo più profondo, fare discernimento sulla fede di un’intera diocesi?

L’educazione non è un fatto privatistico: la crescita dell’individuo ha un valore pubblico. Le conoscenze acquisite, le competenze sviluppate, la virtù raggiunta, non migliora soltanto il singolo ma l’intera collettività. Un proverbio africano dice che per educare un bambino ci vuole un intero villaggio. Chiaramente i genitori hanno una responsabilità educativa diretta, primaria, indispensabile. Ma è indubbio che un individuo ha bisogno di figure di accompagnamento, per crescere insieme. La scuola, per esempio, fornisce un’educazione completa quando vede nello studente un futuro cittadino, forse un futuro insegnante che avrà il compito di trasmettere nuovamente il sapere acquisito. Se il dialogo con i contesti socio-culturali ha mostrato il fallimento educativo, il fallimento della trasmissione generazionale, forse sarebbe utile rimettersi in gioco, rinunciare ai compromessi mortali che non si realizzano solamente in occasione della scelta del padrino o della madrina. Avvengono prima.

Un Midrash di commento al Cantico dei Cantici ci spiega quanto per gli ebrei la trasmissione della fede sia il primo comandamento:

«Quando Israele stava davanti al Monte Sinai per ricevere la Tōrāh , il Santo, Benedetto sia, disse loro: «Debbo darvi la Tōrāh ? Datemi buone garanzie che la osserverete, ed Io ve Ia darò».

Essi risposero: «Sovrano dell’Universo, i nostri avi saranno garanti per noi». Ma Dio disse: «Posso trovare colpe nei vostri padri… datemi dunque buone garanzie, ed Io ve la darò!».

Essi allora dissero: «Sovrano dell’Universo, i nostri profeti saranno garanti per noi!». Ma Egli replicò: «Anche in loro posso trovare delle colpe».

Ed essi dissero ancora: «I nostri figli saranno garanti per noi!». Ed a ciò Iddio rispose: «In verità, queste sono buone garanzie! Per amor loro, Io vi darò la Tōrāh».

L’assenza dei padrini e delle madrine mostra la mancanza di fede della generazione presente e l’interruzione di trasmissione alla generazione futura. Ma non è troppo tardi, non è mai troppo tardi.

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