Catastrofe educativa

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E’ chiaro il segnale lanciato dall’ONU: riaprire le scuole è un obiettivo prioritario per i paesi di tutto il mondo.

“The COVID-19 pandemic has created the largest disruption of education systems in history, affecting nearly 1.6 billion learners in more than 190 countries and all continents. Closures of schools and other learning spaces have impacted 94 per cent of the world’s student population, up to 99 per cent in low and lower-middle income countries”. Policy brief covid, August 2020

Senza mezzi termini siamo di fronte ad una catastrofe, una catastrofe generazionale secondo il segretario generale dell’Onu Antonio
Guterres
. Chi insegna conosce bene l’importanza del tempo nel processo di apprendimento e sa bene che recuperare il tempo perduto è una formula tautologica. Stiamo mettendo in pericolo il nostro futuro, stiamo mettendo in pericolo la formazione di una generazione. Riaprire la scuola non significa solamente riaprire gli edifici, sistemare i banchi, contingentare gli ingressi. Occorre ripristinare la scuola, la relazione educativa, in presenza. Siamo sicuri che gli insegnanti e gli allievi siano pronti a farsi carico di questa riapertura? Cosa fare allora?

Innanzitutto occorre affermare chiaramente, senza compromessi o mediazioni, che la pandemia sta alterando le nostre relazioni e quindi la stessa relazione educativa. Di fronte al pericolo eventuale di un contagio, probabile ma non inevitabile, siamo bloccati, chiusi rispetto alla possibilità di ritornare gradualmente ai livelli socio comportamentali precovid. Di fronte alla riduzione dei contagi (certa) opponiamo un possibile ritorno della malattia (incerta) basandoci su calcoli e modelli che si sono già dimostrati errati. Ma che oggi sono condizionanti e angoscianti. Le vecchie generazioni, quelle che oggi assumono la leadership a livello mondiale, stanno mostrando un’incapacità politica diffusa a comprendere, fronteggiare e superare la crisi. Crisi sanitaria ma anche economica, sociale, culturale e spirituale. In un certo senso nella società relativistica in cui viviamo tutti paghiamo la mancanza di valori fondamentali da ricercare e da preservare. Di fronte al pericolo, alla possibilità (incerta, non ineluttabile) di venire contagiati o di contagiare abbiamo almeno un valore (certo, imprescindibile) che possa per lo meno avanzare pretese di coabitazione nella casa comune?

Il bisogno educativo è una certezza, una sfida che non può essere superata solamente con la tanta amata “resilienza”. Come sottolinea il documento dell’Onu citato, occorre sfruttare questa catastrofe per rinnovare l’approccio sistemico alla scuola, per rendere le nuove generazioni libere, autonome e responsabili nei processi decisionali. Nella salvaguardia del creato, nella giustizia sociale, nella distribuzione delle ricchezze e nel contrasto delle malattie e pandemie avremo bisogno di uomini e donne che abbiano a cuore ciò che stiamo insegnando. Altrimenti sarà una vera catastrofe educativa, un mondo sterilizzato in cui ognuno avrà delle ottime competenze ma sarà completamente distaccato, una monade senza identità.

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