La politica e il superamento dell’individualismo

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La politica “è una cosa sporca” (nel senso che è “poco pulita” e che deteriora chi se ne occupa), come si sente dire spesso? Non è vero che i politici non fanno altro che badare ai propri interessi, di affari e di potere, senza realmente occuparsi dei problemi dei cittadini?

Fatta a un greco del V secolo, la domanda sulla necessità o meno di fare politica non avrebbe avuto molto senso. La gestione della cosa pubblica (res publica, diranno i romani) era, per un cittadino della polis, parte
integrante del suo stesso essere uomo in collettività. Per Aristotele l’uomo era un «animale sociale per natura» e la politica era l’attività naturalmente propria dell’essere-uomo, come elemento distintivo rispetto agli esseri inferiori (le belve) e superiori (gli dèi), gli uni e gli altri caratterizzati da una vita individualistica, esterna a un contesto di aggregazione sociale.

Nell’antica Grecia possiamo trovare 5 visioni politiche molto diverse tra loro. Per Platone la politica si realizza in uno stato perfetto, in una repubblica governata dai filosofi in cui ognuno vive seguendo il ruolo assegnato. La ricerca della giusta costituzione di Aristotele porta il mondo greco a vedere la politica come una scienza, come una costruzione comune orientata a realizzare la virtù che porta alla felicità. Epicuro si muove sul piano dell’utilità politica: l’occuparsi di politica, la ricerca del potere e degli onori non interessano all’uomo saggio: «vivi nascosto» è la sua massima.
Contrapposta alla posizione epicurea è la posizione dello stoicismo che riafferma l’origine naturale della comunità umana. Lo stesso impulso
alla conservazione di sé rivela l’esistenza di un legame inscindibile fra tutti gli esseri appartenenti alla medesima natura: il carattere naturale della società comporta l’esistenza di una legge naturale, di una norma intersoggettiva che vincola gli individui al di là del diritto positivo vigente.
Questa legge è espressione del logos.

La posizione scettica di Pirrone porta invece ad un inaspettato conformismo:

non diceva di niente che fosse bello o turpe, giusto o ingiusto, e riteneva che nulla di quanto esiste sia secondo verità, ma che gli uomini facciano ogni cosa per convenzione o per costume, giacché ciascuna cosa non è “questo” più di quanto non sia “quest’altro”.

Non vi è nulla, neppure l’opinione della maggioranza, che possa qualificare un’azione come giusta o ingiusta.

La politica non è dunque una cosa sporca. Semplicemente non dobbiamo dimenticare di lavarci le mani prima di occuparci della vita comunitaria che nel suo piccolo comincia davvero nei primissimi anni della nostra vita.

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