Il drago rosso e il problema del male

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Il 15 agosto si festeggia l’ Assunzione della Vergine Maria al cielo. Per essere stata la Madre di Gesù, Figlio Unigenito di Dio, e per essere stata preservata dalla macchia del peccato, Maria, come Gesù, fu risuscitata da Dio per la vita eterna. Maria fu la prima, dopo Cristo, a sperimentare la risurrezione ed è anticipazione della risurrezione della carne che per tutti gli altri uomini avverrà dopo il Giudizio finale. Fu papa Pio XII il 1° novembre 1950 a proclamare dogma di fede l’ Assunzione di Maria. Le Chiese ortodosse celebrano nello stesso giorno la festa della Dormizione della Vergine. La sua festa è collegata ad un brano dell’Apocalisse estremamente simbolico

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademiIl drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Apocalisse 12

Il drago rosso è il simbolo del male, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra. Oggi è molto difficile riflettere sul problema del male, perché in fondo il male ha perduto la sua connotazione negativa: in un mondo relativista ci sono solo posizioni diverse, tutte ugualmente tollerabili o in attesa di essere tollerate…

Da sempre l’umanità affronta il problema del male. Esso può assumere una triplice forma: quella del male fisico o dolore (causato da malattie, calamità naturali, morte), quella del male morale (ingiustizia e punizione), quella del male metafisico (la natura è in sé buona e perfetta, oppure ha in sé un principio di limitazione e di male?).

Alcuni vivono come se male e bene fossero continuamente confusi: la vita va accettata non perché sia priva di mali, ma perché in essa bene e male sono strettamente confusi e come avvolti da un velo di ignoranza. Un’azione malvagia può rivelarsi migliore di un’azione virtuosa perché il contrasto tra il destino e la responsabilità umana è insolubile. L’uomo tragico è, per esempio, sottoposto al volere divino ed è destinato ad una sconfitta scontata pur essendo nel giusto. Deve agire in un mondo governato dalla giustizia divina, accettando il male come espiazione di una colpa, ma insieme rivendicando la propria innocenza.

Per altri invece il male fisico non esiste (per esempio Epicuro afferma che la morte a volte può essere una liberazione, dunque buona), esiste solo a livello morale, e scaturisce dall’ignoranza. Ci troviamo di fronte all’intellettualismo etico, come consapevolezza che nessuno sceglie il male sapendo che è male, ma lo compie solo per ignoranza. In una cultura illuminista come quella occidentale a volte si confonde, per opportunità, l’ignoranza con il pensiero critico o divergente. Il male morale è quello che non corrisponde alla mia visione del mondo e deve essere contrastato e gli uomini necessariamente educati, salvati dalla loro pericolosa ignoranza…costi quel che costi.

Nella festa di oggi è opportuno ricordare anche la prospettiva cristiana: superando le visioni precedenti il cristiano vede più drammaticamente, più in profondità il nesso tra le diverse dimensioni (fisica, metafisica, etica) di tale problema. Per il Cristianesimo il male presenta una sua inestirpabilità: la storia ci presenta delle pagine buie, crudeli, in cui l’ottimismo degli antichi sembra venir meno. Soltanto Dio in Gesù Cristo ha una parola definitiva sul male, assumendo su di sé la colpa originale dell’uomo,per redimere la sua natura peccatrice.

Discutendo con il fratello Alësˇa, Ivan Karamazov dà voce dell’inquietudine etica dell’incredulo. Un generale aveva fatto sbranare un piccolo servitore dalla sua muta di cani. Il poveretto aveva infatti inavvertitamente azzoppato la sua cagnetta. In questo passo emerge la grande sensibilità religiosa di Dostoevskji, che forse riesce ad andare oltre le nostre paure, distorsioni e mediazioni:

Insomma io non voglio che la madre perdoni l’aguzzino che ha fatto sbranare suo figlio dai cani! Non lo deve perdonare! Se lo vuole, lo può perdonare per sua parte, gli può perdonare il suo immenso dolore di madre, ma le sofferenze del suo bambino sbranato non ha il diritto di perdonargliele, lei non gliele deve perdonare neanche se il bambino stesso lo perdonasse! E se è così,se non si può perdonare, dove finisce l’armonia? Esiste al mondo un essere che possa perdonare e abbia il diritto di farlo?

F. Dostoevskji, I fratelli Karamazov

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