La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo

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Blade Runner di Ridley Scott è senz’altro uno dei film che ha influenzato il nostro modo di ricercare il senso della vita nella civiltà tecnologica, in un mondo in cui l’umanità perde la sua essenza e in cui le macchine si personificano e non vogliono morire.

Un personaggio iconico del film è sicuramente l’androide Roy Batty, interpretato dal bravissimo Rutger Hauer, che ruba la scena al protagonista e antieroe cacciatore di replicanti Deckard (Harrison Ford). Batty è consapevole di aver poco tempo, la sua batteria si sta esaurendo e necessita di trovare un modo per evitare il suo spegnimento. Arrivato al cospetto del Dott. Tyrell, l’androide chiede al suo creatore più vita:

Roy Batty: Non è una cosa facile incontrare il proprio artefice!
Eldon Tyrell: E che può fare per te?
Roy Batty: Può l’artefice ritornare su ciò che ha fatto?
Eldon Tyrell: Perché? Ti piacerebbe essere modificato? […] Quale sarebbe il tuo problema?
Roy Batty: La morte.
Eldon Tyrell: La morte… Be’, questo temo che sia un po’ fuori della mia giurisdizione, tu…
Roy Batty: Io voglio più vita, padre! […]
Eldon Tyrell: Siete stati fatti al meglio delle nostre possibilità.
Roy Batty: Ma non per durare…
Eldon Tyrell: La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo. E tu hai sempre bruciato la tua candela da due parti, Roy. Guardati: tu sei il figliol prodigo. Sei motivo d’orgoglio per me.

Batty, insoddisfatto dalle risposte trovate, uccide Tyrell. La morte sembra aver vinto, il figliol prodigo non riesce (ancora) a guardare, non riesce ancora a capire il significato della vita e della mortalità. Il padre è però stato chiaro: La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo.

Non è facile comprendere questa prospettiva con gli occhiali materialistici di cui disponiamo. Se il nostro tempo è solamente legato alla biologia, al funzionamento, alla salute, allora sfugge alla nostra attenzione il significato che la luce può assumere nella nostra condizione umana. Senza la percezione dell’ombra, dell’oscurità, in cui siamo immersi, senza l’accettazione della nostra ignoranza e della nostra cecità di fronte ai grandi temi della vita, non consideriamo la luce come un elemento imprescindibile ma solamente accessorio.

Perché Batty è motivo d’orgoglio per suo padre Tyrell? Perché è ancora efficiente, perché ha eseguito i compiti impartiti, perché ha obbedito ai suoi padroni? Perché il creatore si compiace della sua creatura, del suo figliol prodigo? Batty è tornato dal suo ingegnere consapevole che Tyrell è suo padre e che suo padre è l’unico che può dargli la vita. Il figlio ha reso orgoglioso il padre perché pur non avendo la sua stessa natura, pur essendo un androide, ha riconosciuto di aver bisogno di un padre per avere la vita. Batty non può darsi la vita da solo, la sua batteria è scarica…

Il padre è però stato chiaro: La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo. Questo è il punto centrale che oggi risulta una provocazione: non è che la nostra ansia, la nostra preoccupazione di preservare la salute, di evitare la malattia, sta spegnendo la luce, ci sta dando più tempo ma sta rendendo il mondo più buio? Siamo davvero sicuri che il senso più profondo della nostra vita sia conservarci e conservare gli altri a prescindere dal risplendere o dall’alimentare la fiamma che abita in noi? Non è che stiamo rinunciando alla nostra missione, alla nostra vocazione, alla nostra felicità, perché non vogliamo bruciare nella metà del tempo? Dove si vede oggi questo doppio splendore? Cosa ci attrae in un mondo sprofondato in una grigia e mesta sopravvivenza? Dov’è oggi lo splendore del Re che ha vinto le tenebre?

Batty alla fine comprende di essere il figliol prodigo e accetta la sua trasfigurazione: La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo. Quando ha la possibilità di vendicarsi di Deckard, dell’assassino dei suoi compagni, in particolare della replicante Pris, Batty salva il suo nemico, in un ultimo estremo gesto di umanità, nell’unico gesto di umanità. Dare la vita per il nemico.

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