Il contatto che ci salva

Share with:


I gruppi, le comunità, le società sopravvivono se esiste una compartecipazione di fiducia e di collaborazione: azioni altruiste a mutuo beneficio di tutti diffondono tali sentimenti tra i partecipanti. Per ovvie ragioni, il contatto fisico rappresenta una parte vitale di questo processo di condotta sociale favorevole. La mancanza di contatto genera al contrario diffidenza, paura, isolamento, regressione. È stato provato che il semplice fatto di toccare qualcuno migliora il suo sviluppo cognitivo ed emotivo.

Martin Buber ha elaborato  l’idea che la vita è fondamentalmente intersoggetività: l’essere umano è dialogo, non si realizza senza comunicare con l’umanità, la creazione e il Creatore. Se ci sottraiamo alla relazione, rinunciamo al dialogo con l’altro, rinunciamo ad affrontare la sua realtà e a vivere una vita autentica.

La nostra autentica missione in questo mondo in cui siamo stati posti non può essere in alcun caso quella di voltare le spalle alle cose e agli esseri che incontriamo e che attirano il nostro cuore; al contrario, è proprio quella di entrare in contatto, attraverso la santificazione del legame che ci unisce a loro, con ciò che in essi si manifesta come bellezza, sensazione di benessere, godimento.

Martin Buber, Il cammino dell’uomo

Buber innanzitutto utilizza il termine missione (deriva dal latino missio, participio del verbo mittere che vuol dire inviare), perché la ricerca dell’altro è un mandato, un mandato di santificazione. Chiaramente non possiamo vivere in modo autentico, realizzandoci pienamente, se voltiamo le spalle, se non incontriamo il volto dell’altro. Siamo esseri chiamati al contatto, abbiamo bisogno gli uni degli altri. Cosa fare? Scoprendo la santificazione del legame che ci unisce, uscendo da quella chiusura che ci impedisce di cogliere il senso più profondo della nostra esistenza. La distanza ci ferisce, ci indebolisce.

La vita cerca la vita: siamo inviati della scoperta della bellezza degli altri, di quel godimento che oltrepassa il nostro limite, il nostro sguardo, il nostro contatto. Alziamo lo sguardo e cerchiamo di seguire le intuizioni del cuore, non lasciamo alla divisione lo spazio che non gli appartiene.

Lascia un commento