Lavorare incontro al Führer

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Lo storico inglese Ian Kershaw ha pubblicato diversi lavori sul nazismo. In particolare, la sua imponente biografia di Hitler è un testo ricchissimo di informazioni e di stimoli, per chiunque voglia approfondire il Terzo Reich, il suo fondatore, la sua ideologia. Secondo Kershaw molti tedeschi inizialmente considerarono Hitler come un grande leader nazionale, e solo con il passar del tempo ne assimilarono le dottrine più radicali, fino a trasformarsi in assassini. L’antisemitismo in un certo senso emerse dopo, con gradualità, come ultima manifestazione di una degenerazione politica, sociale ed umana.

Inizialmente i seguaci più stretti di Hitler provenivano dalla NSDAP o da gruppi paramilitari, organizzazioni antisemite e gruppi völkisch. Il primo nucleo era sicuramente antisemita e i partecipanti avevano già sentimenti antidemocratici e violenti.

Nel 1936, il sociologo Theodore Abel, della Columbia University, desideroso di conoscere le ragioni che avevano spinto i militanti della prima ora ad avvicinarsi alla NSDAP, bandì un sondaggio intitolato Perché sono entrato nel Partito nazionalsocialista prima del 1933. Risposero circa 600 persone, tra cui 33 donne. Secondo lo studio solo un ottavo considerava l’antisemitismo la questione più rilevante, mentre la fascia di quanti vengono definiti antisemiti fortemente caratterizzati in senso ideologico comprende soltanto l’8,5 per cento del campione totale.

La maggioranza silenziosa dei tedeschi erano in un certo senso nazisti senza abbracciare l’ideologia antisemita. Secondo Kershaw gli “anni felici” del nazismo (dal 1934 al 1938) portarono la maggior parte della popolazione a radicalizzarsi in una sorta di agonismo feroce tra organismi rivali e tra individui del medesimo apparato

Nella giungla darwinista del Terzo Reich, la via all’avanzamento professionale e al potere passava dall’anticipazione della «volontà del Führer» e dall’azione concreta senza attendere istruzioni, per promuovere quelli che si presumevano essere gli intenti e i desideri di Hitler. (Kershaw, Hitler 1889-1936,Bompiani, Milano 1999 (1998), pp.799-801)

Per i burocrati e i fedelissimi, lavorare incontro al Führer aveva un significato preciso: esercitare pressioni, promuovere leggi, praticare iniziative dimostrava di meritare il ruolo che si era faticosamente raggiunto. Anche i comuni cittadini, direttamente o indirettamente, potevano usufruire dei vantaggi del regime

Anche i comuni cittadini che denunciavano per motivi politici i dirimpettai alla Gestapo, spesso per soddisfare un’insofferenza o un’animosità personale, anche gli uomini d’affari lieti di sfruttare la legislazione antiebraica per sbarazzarsi dei concorrenti, e i molti la cui occasionale cooperazione con il regime si effettuava a danno di terzi, tutto questo, quali che fossero le motivazioni, era indirettamente «lavorare incontro al Führer». (ibidem)

In una comunicazione di Werner Willikens, segretario di stato del ministero prussiano dell’Agricoltura, durante una riunione di delegati dei vari ministeri agricoli dei Länder, tenutasi a Berlino il 21 febbraio 1934, forse si evince il vero nocciolo del problema:

Chiunque abbia avuto l’opportunità di notarlo sa che per il Führer è molto difficile ordinare dall’alto tutto ciò che intende sia prima o poi effettuato. Viceversa, finora il lavoro migliore è stato compiuto da quanti, ciascuno al proprio posto nella nuova Germania, lavorano, per così dire, incontro al Führer (Ibidem)

Il nazismo non avrebbe avuto successo se non avesse trovato terreno fertile nella disponibilità servile e opportunistica dei cittadini, in quel modo di intendere il bene comune come vantaggio individuale. Il terzo Reich ebbe bisogno della collaborazione di tutti, soprattutto di coloro che si ritenevano obbedienti alle leggi. Forse in vista di un meritato premio.

Ma colui che rettamente lavora incontro al Führer, lungo la strada da lui tracciata e guardando al suo volere, avrà un giorno, come ha già avuto, la meravigliosa ricompensa di vedere corroborato il proprio lavoro da una ratifica ufficiale” (ibidem)

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