Per chi suona la campana

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Per chi suona la campana” è un verso che Hemingway ha utilizzato nel suo omonimo romanzo del 1940 per ricordare la necessità di pensare alla morte che avviene in guerra come alla morte di uomini, di fratelli. La campana non suona  per un qualcuno (“to toll” in inglese significa proprio il suonare a lutto) ma per tutti gli uomini, per l’umanità che perde pezzi.

Dopo alcune settimane di didattica a distanza la campana inizia a suonare, cominciamo a sentire la morte di una generazione di studenti e insegnanti. Questa modalità di condivisione del sapere non funziona. Non funziona perché è imposta, perché si subisce, perché studenti e insegnanti non hanno compreso di dover necessariamente ripensare il loro approccio didattico ed educativo. Lo spazio dell’apprendimento a distanza è completamente modificato: esiste una scissione tra il corpo che risiede nell’ambiente familiare, caratterizzato dagli elementi intimi del mio vivere e dalle persone che comunque sono presenti a casa nelle ore di lezione, e la mente che è immersa in un ambiente virtuale caratterizzato da intensi stimoli audio visivi, concentrata oltremisura a normalizzare la lezione che normale non è, spesso distratta e disconnessa. Il tempo dell’apprendimento è oltremodo artefatto: non ci sono reali pause, il corpo non può trasmettere le sue richieste di aiuto con la comunicazione non verbale; alcune ore sono dilatate, altre contratte; non esiste una condivisione temporale: le domande e le risposte non avvengono simultaneamente, qualcuno capisce e qualcuno non capisce ma non c’è modo per rendersene davvero conto. Inoltre la qualità della connessione incide sulla velocità della visualizzazione dei dati: qualche studente che non ha una buona connessione è fuori del tempo, qualcuno rimane indietro, qualcuno è già digitalmente morto perché non riesce a connettersi. Iniziano a sorgere le prime patologie: mal di testa sempre più forti, dolori muscolari, tendini infiammati, ulcere e gastriti.

Ma la vera (tragica) campana che sta suonando, colpisce il diritto allo studio, la formazione umana, professionale e spirituale di una generazione. Perché il diritto all’istruzione è così importante? Innanzitutto la conoscenza è un bene fondamentale, è alla base del nostro agire. La conoscenza è inoltre alla base del nostro vivere insieme, il presupposto della cittadinanza attiva: è alla base della legalità. La conoscenza è inoltre indispensabile per comprendere la realtà, per sviluppare senso critico, per essere capaci di vivere in una società complessa come la nostra. Infine la conoscenza è utile per ottenere lavori meglio qualificati, meglio retribuiti e che danno maggiori soddisfazioni personali.

Forse bisogna guardare al mondo della scuola con maggiore onestà: la situazione è davvero difficile. Coloro che avevano già delle difficoltà sono alla deriva e coloro che non l’avevano, faticano e mostrano i primi cedimenti. A questo punto non bisogna cadere nello sconforto o nel disfattismo. Bisogna partire dalla consapevolezza di vivere un tempo difficile, forse reso ancora più difficile da scelte sbagliate. La domanda da porsi è la seguente.Cosa voglio preservare per il futuro, cosa voglio portare nella prossima epoca che si apre lontanissima all’orizzonte?

Durante la seconda guerra mondiale i componenti della Monuments, Fine Arts, and Archives avevano la missione di proteggere il patrimonio culturale, storico e artistico dei paesi europei, vittime dei furti e saccheggi nazisti. Senza il lavoro e l’interesse di questi curatori e professionisti del settore, migliaia di opere d’arte sarebbero andate perdute per sempre. La campana sarebbe suonata per un’intera generazione. Dobbiamo avere la consapevolezza di non fare scuola solamente per un voto, per salvare il salvabile, ma di avere di fronte un’impresa straordinaria: salvare il patrimonio culturale della nostra epoca. Alla fine comprenderemo meglio la frase che il protagonista del film Monuments men aveva proferito per la sua missione: Se distruggi la cultura di un’intera generazione, è come se quel popolo non fosse mai esistito.

One Reply on “Per chi suona la campana”

  1. Carissimo Alessandro è con piacere che ti leggo e ho apprezzato molto ciò che hai scritto. Una frase meravigliosa che posso fare mia e che certamente farò è :Cosa voglio preservare per il futuro? Hai proprio ragione , al di la di arrendevoli disfattismi, lamentele , visioni catastrofiche quello che abbiamo come compito in qualità di uomini ed insegnanti e quello di preservare la bellezza , il futuro dei nostri figli. Leggere quindi nei loro occhi ancora quella meraviglia per il bello che ancora abbiamo attorno e dentro noi. Mai arrendersi ,mai . Ottima analisi e pensiero che totalmente condivido. Un caro saluto . Francesco

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