Noia

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In questi giorni stanchi, ritorna in mente la storia di Oblomov. Il romanzo più famoso di Goncarov venne pubblicato nel 1859 e racconta la storia di Oblomov, un giovane proprietario terriero che vive senza quasi mai uscire di casa. Non lavora e non studia, passa il tempo a dormire, sfinito da questo perenne non fare nulla. Una pigrizia disumana lo rendeva costantemente inabile a qualsiasi attività. Per un breve periodo si innamora di Olga ma ricade, dopo poco tempo, nella terribile indolenza che somma le ore ai giorni, i mesi agli anni. La padrona di casa inizia ad avere attenzioni per lui e diventa una figura rassicurante: Oblomov è felice di possedere un tranquillo pezzo di mondo in cui poter vivere una pace immacolata, come un orologio che non è mai stato caricato.

La noia è un sentimento sfuggente, di difficile definizione, anche se a tutti noto. Nelle lingue romanze, la parola che la esprime (in italiano: noia, in francese: ennui) allude alla sensazione spiacevole, di fastidio, che prova
colui che ne è vittima. Nella lingua tedesca (Langeweile, ossia il “tempo lungo”) è meglio specificato il riferimento oggettivo al tempo, come all’elemento in cui tale sensazione si costituisce. La noia si rivela una tonalità affettiva di fondo del vivere umano.

Per san Tommaso la noia è una specie di tristezza (tristitia spiritualis bonis, o tristitia saeculi), di depressione del tono vitale, da cui si originano «oziosità, sonnolenza, fastidio mentale, irrequietezza del corpo, instabilità, verbosità e curiosità». Pascal vede nella noia una sorta di vuoto del cuore, una mancanza generata dalla nostra aspirazione alla felicità e la reale possibilità di trovare appagamento.

Pascal distingue due forme di noia:
– quella comune e superficiale, che cerchiamo di allontanare con il gioco, con i passatempi, con le occupazioni quotidiane (divertissement);
– quella profonda, che si rinnova e si accentua allo spegnersi di ogni piacere, e che ci fa percepire, nel suo fondo, il sentimento di nullità e di mortalità che ci caratterizza (la morte è infatti la conseguenza prima del peccato). La noia è mancanza di senso, mancanza di quella direzione che ci porta a vivere pienamente la vita.

Nulla è così insopportabile all’uomo che il trovarsi in un completo riposo, senza passioni, senza occupazione, senza distrazione, senza applicazione. Egli sente allora il suo niente, il suo abbandono, la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua impotenza, il suo vuoto. Dal fondo della sua anima uscirà incontenibile la noia, la cupezza, la tristezza, la malinconia, il dispetto, la disperazione.

Pascal, Pensieri

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