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La nave di Teseo: memoria è identità

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La nave sulla quale Teseo aveva compiuto la traversata ed era tornato indietro con i giovani sani e salvi, una nave a trenta remi, gli Ateniesi la conservarono fino ai tempi di Demetrio Falereo, eliminando le vecchie assi di legno, sostituendole con altre solide e inserendole in modo tale che per i filosofi la nave costituisce un buon esempio per ragionare sul discorso della crescita; c’è infatti chi sostiene che la nave sia rimasta la stessa, chi invece lo nega. (Plutarco, Thes. XXIII 1)

Il famoso paradosso di Teseo: la assi di legno vengono sostituite, la nave di Teseo è ancora la nave di Teseo? Come si rimane se stessi cambiando continuamente? Le persone mutano continuamente nel corso della vita fisicamente e psicologicamente. Come fanno a mantenere la propria identità? Esiste una propria identità?

Da un punto di vista aristotelico potremmo parlare di cambiamento della forma ma non della sostanza: se cambio colore ai capelli, se mi impiantano una nuova gamba, conservo ancora la mia identità? Le molteplici esperienze che vivo, fino a che punto mi cambiano? Spesso cambiamo modo di pensare, di agire: capita di non riconoscersi più. “Non sono più quello di vent’anni fa” , “se tornassi indietro farei tutto in modo diverso”, “non vedo l’ora di cambiare vita” . Il problema è molto complesso. Una persona di novant’anni che ha commesso un delitto in età giovanile è ancora imputabile? E se avesse perduto la memoria di ciò che ha fatto?

Hobbes addirittura complica il paradosso arrivando ad ipotizzare la presenza di due navi di Teseo: una restaurata, l’altra ripristinata.

[. . . ] se qualcuno avesse conservato le vecchie tavole, nell’ordine in cui venivano tolte e, conservatele e rimessele nello stesso ordine dopo, avesse rifatto la nave, non c’è dubbio che questa sarebbe stata, numericamente, la stessa che fu al principio, cioè avremmo avuto due navi identiche, la qual cosa è del tutto assurda [traduzione lievemente modificata]. (Hobbes, De corpore, XI 7)

Come già ampliamente raccontato nei film di ultima generazione, il mio eventuale clone sarebbe un altro me stesso? Quali sarebbero i limiti della differenziazione? Nel caso della nave di Teseo si potrebbe obiettare che la nave è di Teseo nei limiti in cui si riconosce il significato giuridico sociale della proprietà “di Teseo”. Senza Teseo le assi sarebbero impersonali. Ma nell’eventualità di sostituire totalmente il corpo di una persona, allora cosa rimarrebbe della sua identità?

Secondo Locke ciò che unisce l’esperienze che intraprendo è la memoria: ogni parte della mia storia psicologica è unita al passato da un flusso di memorie e opinioni perduranti. Soltanto l’uomo sviluppa la sua identità non soltanto utilizzando i dati anagrafici (che lo identificano all’esterno), ma soprattutto attraverso il “flusso di coscienza”  (riconoscimento interno), l’autoconsapevolezza che lo segue nel tempo.

La nave è di Teseo perché qualcuno ricorda che quelle assi sistemate insieme sono la nave di Teseo. Senza riconoscimento, non c’è identità. La memoria è identità.

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