La crisi dell’identità occidentale

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Una mattina un bambino chiese alla mamma:
– Mamma chi sono io?
– Come chi sei ? – chiese stupita la mamma
– Sei mio figlio.
– E per i nonni ?
– Per i nonni sei il nipote.
– E per Carlina?
– Sei suo fratello.
– E per Luca?
– Sei suo cugino.
Che bellezza – pensò tra se il bambino – Non è ancora mezzogiorno e sono un sacco di persone: sono figlio, nipote, fratello, cugino.
Poi va in cortile e incontra Enrico che gli grida:
– Ciao amico! giochi con me?
Il bambino sorrise: che bello! Ora anche un amico e pure compagno!!!

G.Rodari, Grammatica della fantasia

L’identità non è un elemento accidentale della nostra esistenza. Non possiamo rinunciare a riconoscerci come portatori di un particolar modo di pensare, essere e agire. Io sono io e nessun altro. Nel mondo non esiste un altro me. Sono unico. Ho delle caratteristiche comuni che mi rendono simile agli altri, addirittura possiedo un codice genetico che mi collega ad altri esseri viventi a me familiari ma in ultima istanza non esistono al mondo due persone perfettamente identiche. Gli stessi gemelli omozigoti non sono perfettamente identici fisicamente. Per il resto a volte sono diversissimi. Esistono delle differenze psicologiche, caratteriali, morali, intellettive e spirituali che rendono la persona molto più riconoscibile rispetto ai capelli, ai muscoli o allo smalto che abbellisce le unghie. Nella filosofia e nella letteratura ci sono tantissimi riferimenti alle questioni fondamentali e universali dell’essere umano e del mondo: tra queste la dimensione spirituale, il senso della vita, il problema del male, la trasfigurazione dell’esistenza, la tensione e il sentimento di fratellanza, la religiosità. Platone nel Fedone già si interrogava sul senso della vita a partire dalla cura dell’anima, la sostanza immateriale e immortale che poteva rendere effettivamente migliore la vita. Come aveva imparato da Socrate, l’essenza della natura dell’uomo sta nella sua psyché, ossia nella sua anima e quindi in ciò che consente all’individuo di diventare “buono o cattivo”. La stessa Bibbia racconta il percorso che Dio fa con l’uomo (creazione-peccato-redenzione) fatto a Sua immagine e somiglianza. Questi temi antichi oggi stanno ritrovando una centralità: l’uomo occidentale e postmoderno sente di aver perduto qualcosa, di aver smarrito parte della sua identità. La tecnica non può esaurire la sua ricerca di senso: l’identità si costruisce a partire dalle domande più profonde che abitano dentro di noi. L’uomo razionale di Cartesio, che vive a due dimensioni, quella fisica e quella psichica, deve recuperare un terzo elemento, l’irrinunciabile sfera spirituale. In un certo senso l’uomo è uno e trino: corpo, mente e anima. Se non si curano questi tre dimensioni perdiamo la nostra identità, fatichiamo a riconoscerci come individui particolari. E senza identità non siamo persone, con tutte le relative problematiche conseguenze.

Un altro aspetto importante che negli ultimi tempi rischia di compromettere la percezione e lo sviluppo della nostra identità è la mancanza di socialità. L’uomo ha bisogno dell’altro per essere se stesso. Senza la vita insieme agli altri rischiamo di non comprendere appieno chi siamo, non si configura il nostro essere nel mondo. In particolare per i bambini e i giovani è necessario sperimentare la propria individualità insieme agli altri. Il mio corpo è tale perché esistono i corpi degli altri che si incontrano e si scontrano, riflettono una complessità somatica che è ricchezza emotiva e fatica sentimentale allo stesso tempo. Senza gli altri non possiamo sviluppare la nostra razionalità, la scienza, le nostre abilità. Non ci sarebbe il lavoro organizzato, la volontà di risolvere i problemi, il confronto e la competizione. Senza gli altri non è possibile praticare una fede, ritrovarsi in un’assemblea, celebrare insieme quello che l’Altro manifesta a tutti nel singolo incontro personale. La crisi dell’identità occidentale risiede nell’aver alterato i processi educativi e la prassi sociale, nell’aver semplificato lo sviluppo dell’identità a prassi biopsichiche isolate e relativistiche. Se non riconosciamo la nostra identità qualcun altro provvederà a fornirci un identificativo, un id, un ruolo, uno spazio e un tempo in cui vivere (o sopravvivere). Ma senza altro (o Altro) possiamo davvero vivere? Il corpo dell’altro (o Altro), la mente dell’altro (o Altro), la sostanza spirituale dell’altro (o Altro) non sono indifferenti sono fondamentali per rispondere alla domanda: Chi sono io?

Una mattina un bambino chiese alla mamma:
– Mamma chi sono io?
– Come chi sei ? – chiese stupita la mamma
– Sei mio figlio.
– E per i nonni ?
– Per i nonni sei il nipote.
– E per Carlina?
– Sei suo fratello.
– E per Luca?
– Sei suo cugino.
Che bellezza – pensò tra se il bambino – Non è ancora mezzogiorno e sono un sacco di persone: sono figlio, nipote, fratello, cugino.
Poi va in cortile e incontra Enrico che gli grida:
– Ciao amico! giochi con me?
Il bambino sorrise: che bello! Ora anche un amico e pure compagno!!!

G.Rodari, Grammatica della fantasia

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