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Libertà

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L’uomo porta dentro di sé un forte senso di libertà. Sente di non dover rispondere esclusivamente agli istinti. Sente di poter agire non semplicemente assecondando un impulso ma seguendo la propria volontà. L’uomo è una creatura che può scegliere e può scegliere chi vuole essere. Allo stesso tempo vive una grande tensione interiore. Quale è il significato autentico della libertà? Come possiamo essere liberi senza entrare in conflitto con la libertà degli altri? Come possiamo effettuare una scelta se non siamo capaci di comprendere realmente le conseguenze dei nostri atti?

Nella tragedia greca il tema della libertà incrocia il problema del fato: un figlio che è destinato ad uccidere il padre e sposare la madre non è un semplice esecutore di un programma già scritto? Quale libertà possiamo desiderare in un mondo in cui la nostra volontà è subordinata alla volontà di un altro? Edipo è realmente libero nelle sue decisioni o deve rispondere alla volontà divina che ha profetato per lui e la sua famiglia un epilogo così doloroso? In fondo la libertà mette in risalto la nostra fragilità. Nella prospettiva tragica, che è la prospettiva “umana”, la libertà è destino e il destino è libertà.  Afferma Romano Guardini

Appena pronuncio la parola “destino”, sento che ciò che ho così indicato mi riguarda assai da vicino, ma viene da assai lontano. Appartiene a ciò che è più mio e mi è al tempo stesso straniero. […] in fondo esso è la totalità dell’esistenza. È la realtà più personale dove io sto tutto solo, insostituibile, insopprimibile, ed è insieme ciò che mi lega col tutto.

Il destino come legame può diventare un laccio soffocante. L’uomo può rinunciare alla tensione della libertà, può arrivare a desiderare di avere un padrone, desiderare di avere qualcuno che conduca la vita, voler annullare la terribile tensione del fallimento. Meglio che un altro si prenda la responsabilità di scegliere per noi! Si rimane così in un costante stato di minorità anche se apparentemente svolgiamo tutti i compiti dei grandi. Nella nostra ricca società consumistica, ricca di diritti (spesso povera di doveri), siamo tutti portati a diventare grandi ma non adulti: grandi professionisti, grandi consumatori, grandi influencer. Si rimane bambini anche se fisicamente grandi, dopo esser stati fisicamente bambini con i desideri dei grandi, desideri precoci che nulla hanno a che fare con la libertà. Libertà soltanto apparente, perché possiamo muoverci soltanto nello spazio riconosciuto dal diritto se non vogliamo incorrere nella censura e nella sanzione.

La libertà religiosa mette in crisi la pretesa occidentale di riconoscere a tutti il diritto alla libertà. In che misura posso portare avanti il mio credo, fino a che punto mi è concesso? Fino a che punto la libertà economica, sociale, giuridica rappresenta una conquista per chi non può esercitare la libertà religiosa? Nel diritto romano si era riconosciuti liberi se non si era schiavi, se non si era in una situazione specifica in cui si apparteneva ad un padrone. Un cittadino romano poteva diventare schiavo esclusivamente di uno straniero qualora fosse debitore e fosse stato portato in tribunale dal creditore, per diserzione o renitenza militare, per sottrazione al regolare censimento. In poche parole il diritto romano identificava la libertà, e i suoi privilegi, con un rispetto formale delle leggi socio-economiche. Era chiaro che la libertà individuale esisteva in relazione al suo corrispettivo pubblico. Il Cristianesimo ha stravolto la concezione della libertà greco-romana attraverso la persecuzione dei primi secoli. Il martire è un testimone che liberamente accetta di essere riconosciuto, giudicato ed eventualmente condannato per la sua fede. Uomini, donne e bambini, liberi e schiavi, cittadini romani e stranieri, ricchi e poveri, rivoluzionarono in pochi anni l’idea di libertà allora dominante. Il mondo pagano venne davvero trasformato dal sangue dei martiri.

Per questo la libertà non è semplicemente un diritto. La libertà è un modo di essere, forse l’unico vero modo di essere che ci rende umani. L’unico modo di essere che ci rende cristiani.

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