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Osservatori e Visionari

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La filosofia occidentale si dice che sia nata in Grecia con Talete: per primo cercò di comprendere l’origine della realtà a partire dall’osservazione naturalistica. Guardando il mondo circostante, notò che l’acqua era la sostanza indispensabile e necessaria per lo sviluppo della vita. Per primo fece un ragionamento causale a partire da una constatazione empirica: la vita è strettamente legata all’acqua. L’attento osservatore non solamente comprende ciò che è stato ma è capace di prevedere il futuro: studiando i nessi causali può attendersi verosimilmente il ripetersi di un evento.

Il termine osservare deriva dal latino ob (avanti) servare (guardare avanti, conservare): uno sguardo proiettato al futuro. Se osserviamo non guardiamo in modo distratto ma fermiamo il nostro sguardo proiettandolo in avanti, mettendo a fuoco ciò cha abbiamo innanzi. A volte utilizziamo questa parola anche per intendere l’esecuzione e l’obbligo di una legge. Osservare una legge significa tenere ben presente un comando, ricordare di fare o di non fare qualcosa.

Con l’avvento della scienza moderna, l’osservazione è il passaggio fondamentale della conoscenza: Galileo legge il libro della natura e deduce le leggi fisiche che sono presenti. Il padre del metodo scientifico moderno riusciva a distinguere i campi di indagine: la scienza ci dice come è fatto il cielo, la Bibbia ci dice come si va in cielo. Molte volte gli appassionati scientisti faticano a staccarsi dal lavoro di osservatore e riducono la realtà a mero dato sperimentale. Nel secolo scorso Albert Einstein riuscì a depotenziare il potere dell’osservazione:

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.

Se ci fermiamo al semplice dato, a ciò che vediamo, il nostro mondo, per quanto oggettivamente comprensibile, è limitato alla constatazione, alla ripetizione. Prima di dimostrare la relatività Einstein ha dovuto immaginarla: ha intuito inizialmente la dimostrazione pur non conoscendo tutti i passaggi necessari.

I visionari sono osservatori illuminati.

Il visionario non è una persona che non sa vedere, che non si rapporta con il mondo circostante, un irrazionale o un superstizioso. Il visionario è colui che vive una visione. Il termine richiama immediatamente il verbo vedere. Per vedere non sono necessari solamente gli occhi: senza luce non si può vedere. In termini soprannaturali, il visionario è colui che riesce a vedere oltre, in sogno o in momenti di astrazione mentale grazie ad una concessione divina.

Negli ultimi giorni, dice il Signore,

Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona;

i vostri figli e le vostre figlie profeteranno,

i vostri giovani avranno visioni

e i vostri anziani faranno dei sogni.

Atti degli apostoli 2, 17

Il visionario possiede una Weltanschauung (letteralmente una visione del mondo) che spesso lo mette in conflitto con il mondo. Il mondo gira in un senso, il visionario ha una prospettiva diversa che non è riducibile alla mera follia. Ha le sue ragioni che possono non essere conformi alla mentalità comune. A volte può anticipare ciò che sarà, a volte può solamente essere portatore di un altro messaggio, apparentemente inconcludente.

Secondo Dilthey i visionari

raccolgono e riassumono ‘immagini’, idee e interpretazioni – sul piano filosofico e letterario, ma anche artistico e religioso – che mirano a dare coerente espressione al senso del mondo

I visionari sono coloro che vogliono dare un senso all’esistenza. La vita non è semplicemente conservazione biologica, mantenimento della salute, ricerca del piacere. La vita umana è orientata ad una pienezza, alla contemplazione (cum-templare). Nell’antichità l’augure, il sacerdote incaricato di scoprire il favore degli dei, osservava il cielo per scorgere il volo degli uccelli. Nello spazio infinito del cielo si cercavano le risposte che la terra non poteva offrire. Si guardava il cielo per dare un senso alla terra, un significato che includesse l’uomo nella sua interezza di essere carnale, razionale e spirituale.

Si guardava il cielo per conoscere se stessi, per avere una visione che potesse rivelare il mistero che ci accompagna, ci precede e ci aspetta. Come afferma San Paolo dobbiamo portare pazienza verso noi stessi e verso gli altri che forse non soltanto non vogliono vedere ma, forse, non sono in grado di vedere

Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. 1 Cor 13,12

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  1. Spesso l’uomo guarda ma non osserva, cioè è attratto da tutto ciò che lo circonda, ma non si sofferma a riflettere sui particolari. L’osservazione è una capacità che non tutti possiedono, in quanto occorre utilizzare l’attenzione, questa è una caratteristica di molti filosofi che, prima di formulare un’ipotesi, osservavano attentamente alcuni elementi come ad esempio: il cielo, la Terra, la natura, gli animali, le costellazioni ecc. Il visionario, invece, è colui che va oltre, che osserva e che pensa già al futuro e che, rispetto agli altri, possiede dei sogni da realizzare.

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