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Bisogni educativi speciali

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Da qualche anno in Italia si sente parlare di BES, di alunni che hanno bisogni educativi speciali. Spesso non si capisce chi è BES o chi ha un BES o cosa non sa fare un BES… In sostanza gli studenti che presentano bisogni educativi speciali mostrano esigenze di apprendimento speciali, permanenti o temporanee. Un BES può derivare da differenze culturali e linguistiche, uno svantaggio di natura sociale e culturale, un disturbo specifico di apprendimento o evolutivo, una disabilità fisica e/o mentale.

In questo tempo così difficile, in cui la scuola è investita da un mare di problematiche, l’educazione dei giovani (e dei meno giovani) è spesso sottovalutata. Spesso ci occupiamo di ISTRUIRE senza occuparci di EDUCARE. Sembra che la scuola oggi serva soltanto a professionalizzare i futuri lavoratori, evitando di occuparsi della formazione umana e civile dei bambini e dei giovani. Gli insegnanti sanno bene che anche gli studenti più dotati, brillanti, autonomi, se non sono educati ma soltanto istruiti possono andare incontro a dei fallimenti devastanti. Quante volte i genitori si lamentano e si rammaricano di avere un adolescente che non studia più? Quante volte gli studenti perdono la voglia, la capacità, il metodo di studio faticosamente e regolarmente acquisito? Quanti ragazzi sprofondano nella noia oppure assumono atteggiamenti aggressivi e autolesionisti, inspiegabilmente, dopo aver brillantemente concluso un ciclo scolastico?

I figli hanno sicuramente bisogno di mangiare, di cure, di fare sport, di mantenersi in salute. Ma non basta. Una persona non è una macchina. In questo momento storico non è forse indispensabile anche soddisfare il loro bisogno educativo speciale, aiutarli a raggiungere la maturità necessaria non soltanto per conoscere ma soprattutto per agire in modo adeguato, per vivere una vita di senso e non soltanto di bisogno?

Oggi è necessario affrontare lo studio non soltanto in vista di un voto, di un risultato, di una qualifica professionale: oggi più che mai studiare significa conoscersi e conoscere il modo di vivere nel mondo. Da persone sane, vere e libere. Questo è il bisogno educativo speciale che davvero risuona nei cuori degli alunni, questo è il bisogno educativo speciale che davvero chiede a noi insegnanti di non essere soltanto dei programmatori ma degli artigiani della conoscenza, gli amanti del vero, del bello e del bene.

Dietro una persona c’è un mondo che vuole fiorire, una vita traboccante che interroga ciascuno di noi a guardare con speranza al futuro. Le nostre passioni, i nostri talenti, non sono altro che la dimostrazione che tendiamo a qualcosa di più grande di ciò che ci viene proposto. Come possiamo chiudere la vita, la conoscenza della vita, la pratica della vita, in regolamenti e direttive? L’attuale nuova generazione chiede ascolto, parola e discernimento. Accettiamo il loro bisogno educativo speciale non come conseguenza di un certificato medico ma come premessa al nostro modo di insegnare. Il bisogno non indica solamente la nostra condizione umana ma indica la tensione verso ciò che ci rende propriamente umani, cercatori di un senso più profondo nelle nostre giornate. Piccoli e grandi, con bisogni speciali piccoli e grandi.

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