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Il nemico della comunità

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Il nemico della comunità non è la divisione, il conflitto, la paura ma il privilegio.

La parola comunità è di origine latina ed è formata dal termine munus (obbligo e dono) e dal prefisso cum (con) fusi nel commùnis che significa che compie il suo dovere insieme. Dal termine commùnis scaturiscono altre parole importanti, per esempio comune e comunicare. Spesso utilizziamo il termine comunità in modo automatico e improprio: oggi parliamo di comunità civili, terapeutiche, religiose, comunità scolastiche, comunità di immigrati, comunità internazionali. Se partecipiamo ad un’azione comune, facciamo comunità quando ci sentiamo partecipi e obbligati a condividere lo stesso dovere o lo stesso dono per un tempo indefinito. Per esempio una squadra di calcio non è una comunità perché è creata solamente in vista di una prestazione, di una competizione. Al termine del campionato, i giocatori potrebbero cambiare squadra e ritrovarsi in una nuova società. Inoltre gli appartenenti sono scelti da un club e vengono pagati per la loro prestazione. Manca il requisito base dell’appartenenza volontaria che rende i membri subordinati ad una condivisione di beni, mezzi e di scopi.

La prima forma di comunità è la famiglia che Hegel definisce in modo sintetico come eticità nel suo momento “immediato” e “naturale“. Quando esclamiamo che il figlio assomiglia al padre o che ha il carattere della madre, possiede i vizi del nonno, non stiamo riconoscendo un’immediatezza naturale, un’appartenenza evidente allo stesso nucleo? All’interno della comunità famiglia tutti partecipano dei doveri (o dovrebbero partecipare pena la riprovazione o l’esclusione materiale dal gruppo) e dei doni: nei giorni di festa il gruppo ha il dovere di ritrovarsi (il giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti richiama a casa tutti i membri dagli angoli più lontani), di mangiare insieme, di partecipare ai riti collettivi e allo scambio dei regali. Nella comunità familiare tutti rispondono in solido, anche dal punto di vista materiale se qualche creditore avanza pretese finanziarie o se qualche membro si trova in condizioni di necessità. Il dovere, il munus, determina i rapporti tra le persone. Chiaramente senza riconoscere il dono, il munus, i rapporti tra i familiari possono diventare opprimenti, laceranti, letali. La famiglia è naturalmente chiamata a donarsi altrimenti diventa un concentrato di persone anonime e svincolate che non si appartengono e che rifiutano il munus. Lo stesso discorso può essere esteso alle altre comunità. Una comunità religiosa è, per esempio, un’unione di persone che condividono la stessa fede e praticano o cercano di praticare le stesse opere. Alla base del loro vivere insieme c’è la risposta spontanea e libera ad una chiamata divina che hanno ricevuto. Negli Atti degli apostoli si legge a proposito della prima comunità cristiana

Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. Atti 2

La comunità si fonda sull’ascolto e sull’insegnamento, sull’unione fraterna, sulla condivisione e sulla preghiera comune. Questi sono gli elementi fondamentali di una assemblea di credenti, di una ecclesia. Se i membri di una comunità non ascoltano, non vengono istruiti dai superiori, non sono uniti fraternamente, sviluppano una mentalità e una moralità individualistica e non pregano, possono essere chiamati membri di una comunità? I membri di una comunità hanno doveri reciproci, seppur di non facile definizione, oppure i membri di una comunità possono partecipare relativizzando all’occorrenza il munus (dovere) e il munus (dono) che è alla base della comunità? Se come afferma San Paolo, la Chiesa è un corpo, è possibile essere corpo senza la reciproca accettazione e donazione, prendendo senza dare, staccandosi opportunisticamente nei momenti di difficoltà?

Cosa uccide veramente la comunità, il con-dovere e il con-dono ? Può sembrare strano ma la parola che distrugge la comunità è immunità. Il termine deriva dal latino immunus (composto di inmunus) e significa letteralmente esenzione, propria di chi non è sottoposto a tasse e imposte. L’immunità anticamente era un privilegio. La parola è storicamente utilizzata per evidenziare lo stato di chi gode di particolari favori come l’immunità finanziaria, giudiziaria, diplomatica, parlamentare. Nel campo medico il termine immunità iniziò ad essere utilizzato con lo studio dei vaccini quando tali farmaci garantiscono la capacità di reagire e quindi resistere all’attacco di agenti patogeni. Il desiderio, l’ansia, la fissazione all’immunizzazione rischia di distruggere la comunità perché favorisce una mentalità e una moralità immunizzante in cui l’interesse del singolo deve prevalere sul interesse comune. Ciò che dovrebbe destare maggiore preoccupazione non è la prevenzione o la cura delle persone malate ma il perseguimento spesso autoritario di una legge dell’immunizzazione. Le comunità oggi sono malate di distanziamento immunizzante e non è difficile prevedere che questa malattia durerà ancora al lungo, aldilà delle politiche sanitarie, con effetti imprevedibili e forse drammatici. Chi riteneva che questa pandemia avrebbe aiutato le persone a volersi bene, ad essere solidali e maggiormente empatiche, dovrebbe riflettere sulle profonde implicazioni sociali della pratica dell’immunizzazione. Se non si trova presto un equilibrio tra immunità e comunità forse avremo aggregazioni sicure e resistenti ma incapaci di amare e donarsi.

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