Natale

Tra pochi giorni sarà Natale.

La festa cristiana più sentita, più familiare. Abbiamo bisogno di guardare il cielo per trovare cosa resta di buono sulla terra. Non siamo più abituati ad alzare lo sguardo, a lanciare l’occhio verso l’infinito. Le stelle che un tempo parlavano ora sembrano diventate mute. Non sappiamo più parlare la lingua degli angeli. Il nostro orizzonte non riserva sorprese. Abbiamo imparato a convivere con i pericoli della modernità, guardando il cielo come una nuova terra da conquistare. Siamo senza stelle e senza desideri. Può sembrare strano ma il desiderio possiede originariamente la stessa forza delle stelle (siderius). Perdendo le stelle, abbiamo perduto il desiderio. I nostri giorni ripetono una musica stanca e mesta. Non osiamo sognare perché abbiamo paura di chiudere gli occhi.

Anche il pastore errante di Leopardi è alla prese con un “maledetto problema”, con una secca esistenziale che lo immobilizza nel suo canto. Nella gelida notte il pastore cerca nella luna risposte alle sue più antiche domande

Dimmi, o luna: a che vale

Al pastor la sua vita,

La vostra vita a voi? dimmi: ove tende

Questo vagar mio breve,

Il tuo corso immortale?

Dove è diretta la nostra vita? A cosa siamo diretti? A chi siamo diretti?

Il pastore è ignorante, vive una vita difficile e faticosa, ma è ben consapevole del mistero della sofferenza. Per quanto ci affanniamo e cerchiamo di fuggire la nostra solitudine, non troviamo conforto nelle fatiche quotidiane. Le tante attività svolte, le persone conosciute, le esperienze, sono piccoli inganni in cui cadiamo per evitare il pensiero della fine. Siamo mortali.

Natale è la festa del ribaltamento: la stella non è fissa nel cielo, si muove, indicando la via da seguire. Hanna Arendt ha sviluppato una riflessione insolita sul natale. L’uomo è solitamente chiamato mortale, perché la sua esistenza è destinata a finire. Ma l’uomo è anche colui che comincia, colui che vive e fa vivere. Perché non definire l’uomo come nascente invece che mortale? Per essere nascente bisogna avere un compito da realizzare, riconoscere di dover vivere in funzione di qualcosa o di qualcuno. Essere un astro nascente include il dover compiere una promessa. La notte di Natale, guidati dalla stella, di fronte al mistero di Dio che si è fatto bambino. cade il muro della nostra autosufficienza. Diventiamo uomini nascenti e, almeno in questa notte, saremo felici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.