Post verità

Il mondo in cui ci troviamo è completamente diverso dal mondo dei libri. Il mondo innanzi ai nostri occhi è più simile al mondo multimediale, al mondo televisivo, al mondo del cinema, al meta mondo che sta arrivando. Il più grande fallimento educativo degli insegnanti risiede nell’incapacità di accettare questo dato di fatto: siamo costretti a rincorrere un modo di fare scuola completamente asservito al sistema. Progetti, laboratori, percorsi, apprendimenti. Pratiche utilissime, propedeutiche a creare soggetti sociali neoprimitivi, esecutori e ripetitori di istruzioni, abili interpreti di procedure spesso illogiche e antiumane. Laboratori scolastici dove si producono esseri umani vuoti, eterodiretti, merci di scambio. Futuri consumatori di morte, manichini emozionali, batterie di una globalizzazione inarrestabile, servi di un impero senza sonno. Sono i finti protagonisti di un eterno reality, bestie da soma della ruota dei padroni. Poveri figli e poveri genitori. Poveri studenti e poveri insegnanti. Come si è arrivati a tutto questo?

Quando Lyotard ha affrontato il tema del postmoderno non è riuscito ad immaginare l’avanzamento inarrestabile del pensiero unico. Il postmoderno può essere definito come la fine delle grandi narrazioni, la fine dei sistemi che fornivano una spiegazione globale all’insieme delle conoscenze di un’epoca. La specializzazione del sapere del ventesimo secolo ha determinato, aiutata anche dal progresso tecnologico, una frammentazione del sapere e con esso una molteplicità di linguaggi. I precedenti sistemi filosofici, le vecchie narrazioni, erano semplicemente dei miti: i miti non sono importanti per ciò che raccontano ma per la storia simbolica che creano. Cosa accade se qualcuno detiene il possesso dei linguaggi, cosa accade se questo qualcuno integra il linguaggio con il mito?

La post verità è il tempo in cui la verità non è più riconosciuta nella sua razionalità ma nel suo mezzo comunicativo. Nella post verità quello che conta non è la verità ma il post, cioè il messaggio. Nella post verità davvero il mezzo è il messaggio come sosteneva Mc Luhan, in quanto l’individuo non comprende l’informazione ricevuta in modo autonomo, critico, libero ma solo se facilitato dal suo canale di riferimento. La televisione ha, per esempio, una notevole influenza sulla comprensione della realtà delle persone anziane che per tante ore trovano compagnia nella scatola magica. In questi anni abbiamo forse compreso definitivamente perché la televisione è una cattiva maestra. Molte persone faticano ancora a decifrare i messaggi ricevuti, fidandosi in modo irrazionale e superstizioso soltanto dei prodotti televisivi che, per loro intrinseca natura, rispondono unicamente a logiche di potere economico e politico. Il sorprendente risultato di questo sistema di conformismo cognitivo risiede nell’incapacità di definire qualcosa come vera se non come prodotto del mainstream (etimologicamente corrente principale). L’individuo ineducato, istruito acriticamente a conformarsi al programma stabilito nelle capitali del potere, per sottrarsi al morso del biscione, dovrebbe possedere tanta forza morale quanto ne richiede l’accettazione di essere costantemente ingannato. Qui sta il paradosso. Come posso essere nell’errore se passo le mie giornate ad informarmi, ad interessarmi di quanto accade grazie ai mezzi di comunicazione di massa, grazie ai giornali, al cinema, ai social? Sicuramente gli altri sono ingannati, quelli che non hanno seguito i programmi, i seguaci delle fake news, i complottisti, i terrapiattisti, i diversi. Sono dalla parte giusta! Nella post verità le guerre si vincono con le immagini e i morti vengono sotterrati nella memoria dei piccoli dispositivi portatili.

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