La verità dell’amore

“L’ho fatto per amore”, dice giustificandosi chi uccide la moglie, la compagna, la fidanzata.

“Io la amo”, dicono gli stalker.

“Ho tolto mio figlio a suo padre (o a sua madre) perché lo amo”, dice il genitore che ha rapito il figlio portandolo all’estero.

“Non faccio incontrare mio figlio con suo padre (o con sua madre) perché lo amo e, se lo incontra, sta male”, spiega il genitore che non rispetta l’affido condiviso.

“Ho donato il mio utero per amore”, dicono le donne che partoriscono il figlio biologico della sorella o della figlia o della amica.

“È un gesto d’amore”, dicono le donne che hanno affittato con regolare contratto il loro utero con un ricco rimborso spese.

Già così la parola “amore” sembra essere un contenitore vuoto, da riempire a piacimento, come fa più comodo. La parola amore è diventata un lasciapassare, uno strumento immorale di controllo morale, un atteggiamento paganamente religioso. In realtà la parola amore è il fondamento della nostra civiltà, delle religioni e delle morali tradizionali. Manipolare l’amore a livello sociale (e individuale) garantisce un potere enorme. Nel preciso momento in cui la parola “amore” viene associata ad un qualunque comportamento, noi accettiamo che venga azzerato il nostro giudizio. L’amore diventa così un’arma di distrazione e distruzione di massa: qualcuno di notte mentre dormivamo ha rubato la parola più preziosa del nostro vocabolario. Chi può contrastare l’autorità dell’amore, chi può dissentire dalla volontà generale di perseguitare coloro che non obbediscono all’amore? L’amore ha perduto il suo legame con la verità ed è diventata una donna adultera a disposizione del potere diabolico che l’ha sedotta. Anni fa Benedetto XVI mise in guardia dal pericolo incombente

Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo, l’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Caritas in Veritate

Se l’amore perde la sua dimensione oggettiva, allora la dimensione soggettiva prende il sopravvento: ci troviamo di fronte al relativismo, al capriccio, alla menzogna e all’empietà. In alcune situazioni potrebbe risuonare un grido: In nome dell’amore ti dichiaro in arresto! L’amore che è intrinsecamente bisognoso della libertà per coniugarsi, finirebbe per essere l’aguzzino della coscienza, finirebbe per imprigionare perfino coloro che lo cercano e lo testimoniano nelle fatiche quotidiane. Soprattutto nella cultura senza verità, l’amore è in grave pericolo, non ha lo spazio necessario. Per questo di fronte all’invito di non creare divisioni e contese (per amore) forse dovremmo chiederci se il primato dell’azione sulla teoria non riduca l’amore ad una specie di dittatura della maggioranza di “innamorati” su una minoranza di nostalgici amati. Chi ha avuto il dono di essere amato, chi ha conosciuto l’Amore, riconosce di non poter amare a comando, riconosce che l’ordine naturale dell’amore di fonda sulla verità. Altrimenti l’amore diventa solamente una fame che deve essere saziata. Allora avrebbe ragione l’inquisitore che di fronte a Cristo potrebbe ben accusarlo di fallimento:

Perché dunque sei venuto? Sai Tu che passeranno i secoli e l’umanità proclamerà per bocca della sua sapienza e della sua scienza che non esiste il delitto, e quindi nemmeno il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? “Nutrili e poi chiedi loro la virtù!”. Oh, mai, mai essi potrebbero sfamarsi senza di noi! Nessuna scienza darà loro il pane, finché rimarranno liberi, ma essi finiranno per deporre la loro libertà ai nostri piedi e per dirci:

“Riduceteci piuttosto in schiavitù ma sfamateci!” F. Dostoevskij, La Leggenda del Grande Inquisitore

Se l’amore diventa unicamente fame, bisogno, necessità, allora l’uomo perde di vista la prospettiva spirituale, la sua dimensione trascendente. E la sua personale battaglia contro la menzogna e il principe della menzogna che accarezza tanto i suoi figli, quanto coloro che per evitare fastidi, esclusioni e contrapposizioni cadono nel peccato più trascurato dagli uomini: l’omissione. Non è un caso che il buon samaritano sia buono perché vede e ha compassione, si ferma a raccogliere quell’uomo e lo porta dove può essere curato. Il samaritano vede perché vede o perché, a differenza del sacerdote e del levita, vuole vedere, ha cercato di vedere oltre le apparenze ? Non è possibile amare senza verità, non è possibile trovare la verità se non si parte dall’amore e dall’amore della verità. Ben si comprende allora S. Agostino quando suggerisce:

Non si entra nella verità se non nella carità (Non intratur in veritatem nisi per charitatem)


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