Voli metafisici

L’uomo che vuole lasciare la terra sicura del fenomeno e della realtà empirica per salire in alto, con l’uso del solo intelletto puro, è un po’ come la colomba, che pensa di volare più veloce senza l’attrito dell’aria.
I. Kant, Critica della Ragion pura

“Hai la testa fra le nuvole” è forse l’accusa più ricorrente che viene rivolta ai pensatori, dilettanti e professionisti, piccoli e grandi. Platone riporta nel Teeteto un episodio singolare della vita di Talete di Mileto. Un giorno Talete passeggiava per la campagna osservando le stelle e, avendo lo sguardo rivolto al cielo, finì in un pozzo, non accorgendosi di nulla. La sua serva, testimone della scena, lo prese in giro accusandolo di occuparsi delle cose lontane, tralasciando quelle che aveva tra i piedi. Platone riporta questa storia per spiegare la condizione dei filosofi, impegnati a guardare in alto con studi complessi e astratti e ignari degli aspetti più pratici della vita. Per la gente comune si vive soltanto sulla terra.

L’esigenza metafisica di spingersi oltre il mondo sensibile non appartiene solamente ai filosofi. In realtà la metafisica è ciò che spinge a oltrepassare il limite, una ricerca incessante che pone senso e significato al nostro modo di comprendere la realtà e al nostro agire. Limitando la nostra esistenza a ciò che appare, a ciò che si manifesta ai nostri sensi, le nostre emozioni sarebbero assolutizzate, i nostri sentimenti sarebbero svuotati e infantilizzati, i nostri ragionamenti impoveriti. Senza metafisica non potremmo volare, non potremmo generare un’altra prospettiva del mondo che rimarrebbe l’unico riferimento possibile. L’arte sarebbe soltanto imitazione e ripetizione, la politica senza passato e senza futuro, il diritto un’ingiusta pratica di sopraffazione, l’educazione sarebbe ridotta ad istruzione meccanica. L’amore senza la spinta metafisica nascerebbe e morirebbe in un giorno, perderebbe l’eternità: non avrebbe più senso la fedeltà, il perdono, il sacrificio.

Filone di Alessandria definisce l’uomo come methorios, realtà di confine tra sensibile e intelligibile, materia e spirito, virtù e vizio. Filone era un filosofo ebreo contemporaneo di Gesù Cristo, appartenente alla coltissima comunità ebraica di Alessandria d’Egitto. Dai pochi documenti ritrovati sembra che avesse a cuore la conciliazione dell’ebraismo con il platonismo. Per Filone di Alessandria, l’uomo ha intrinsecamente come suo fine quello di ricongiungersi a Dio, seguendo un itinerario spirituale di migrazione. Questo cammino è articolato dalla triade simbolica dei Patriarchi Abramo, Giacobbe ed Isacco, con la figura di Mosè, quale vertice di perfezione. Isacco è immagine della perfezione, Abramo è allegoria della virtù acquisita mediante un faticoso processo migratorio di apprendimento, Giacobbe infine rappresenta la virtù del combattimento spirituale, come la lotta con l’Angelo di cui è protagonista.

La figura di Abramo è particolarmente interessante: secondo Filone Abramo lascia la sua terra per abbandonare il paganesimo, per lasciare una vita sensuale e materiale, e raggiungere la verità, conoscere Dio attraverso un itinerario di esplorazione esteriore e interiore. Come gli uccelli volano nel cielo e scendono sulla terra per i loro bisogni, così l’uomo ha la possibilità di vivere nel mondo come ospite, un cittadino del cielo che trova rifugio per le sue fatiche. Niente di più.

Scendete dunque dal cielo e, una volta scesi, non tornate ad esaminare la terra, il mare, i fiumi e le specie animali e vegetali. Piuttosto studiate voi stessi e la vostra natura, non abitando in altro luogo che dentro di voi.
Filone di Alessandria, De migratione Abrahami

Per questa natura metafisica Abramo può comprendere Dio, ascoltare e parlare lo stesso linguaggio. Dio si fa trovare nel suo Logos (perché Dio abita nel suo Logos) dal logos nell’uomo (riflesso del Logos divino) che parla un linguaggio interiore, il pensiero, e un linguaggio esteriore, la parola. Nella migrazione di Abramo sono ricompresi tutti i popoli della terra, anche quelli che non possono aver conosciuto Dio direttamente o non possono conoscere la legge mosaica. Per Filone infatti esiste l’orthos logos, la retta ragione che consente di vivere secondo le leggi del Logos e agire in modo giusto come avevano fatto i patriarchi prima della legge mosaica. Siamo su una linea di confine dove è possibile cadere nello gnosticismo che anche Origene aveva ben preconizzato ma è indubbio che per volare un uccello ha bisogno di entrambe le ali: la menomazione di un arto implica l’incapacità di raggiungere il cielo. Lo scientismo materialista (amputazione della fede) e la superstizione irrazionalista (amputazione della ragione) non contribuiscono ad avvicinare l’uomo a Dio, chiudono il cielo.

La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È  Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso.
Lettera enciclica Fides et ratio

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