Teodramma

Tante volte ci capita di soffrire per le nostre scelte.

Tante volte ci capita di soffrire per le scelte degli altri.

Da padre provo una grande frustrazione nel confrontarmi con le decisioni, piccole e grandi dei miei figli. Fatico a riconoscere la loro libertà, il loro diritto a sbagliare o soffro a vederli su strade inaspettate. Per quanto li possa amare, non sono il padre buono che aspetta il loro ritorno. Mi rendo conto di avere ancora molto da imparare. Le loro piccole e grandi scelte quotidiane mi obbligano a rivedere i miei piani. I miei numerosi piani. Sono in buona compagnia, non soltanto delle moltitudine di genitori imperfetti e di educatori ansiosi. Sono in compagnia di Dio stesso, padre di una moltitudine di figli imprevedibili e spesso ribelli.

Hans Urs von Balthasar chiama teodramma la situazione di scontro tra due libertà: la libertà infinita e assoluta di Dio e la libertà reale e creaturale dell’essere umano. Come è ben chiaro dall’esperienza quotidiana, l’uomo può dire “no” all’iniziativa del Creatore. Dio ha infatti accettato la possibilità di ricevere un “no” affinché l’uomo potesse anche dire di “si”, potesse cioè corrispondere al suo amore. Dio circoscrive il suo spazio per permettere all’uomo di amare, liberamente. Siamo in presenza di un Padre che “ha tanto amato il mondo, da consegnare il suo Figlio unigenito“. E come ricambia il mondo questo amore? “Venne tra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto“. Nel cuore buono dell’amante cresce la rinuncia, come capacità di lasciare spazio all’altro, e la pazienza, l’attesa misericordiosa di chi è capace di farci soffrire. Se ci pensiamo bene, Dio non ha voluto creare figli meccanici, compiacenti, esecutori inconsapevoli di scelte giuste, o angeli carnali posseduti da spiriti celesti. L’uomo è, per citare Pareyson, intrinsecamente investito dall’azione divina, a prescindere dalla sua risposta. Non è importante la fede o l’incredulità. Entrambe sono scelte esistenziali che coinvolgono la persona nella sua totalità, aldilà delle sue capacità razionali in quanto “anche il ripudio di Dio non è mai frutto d’un ragionamento, ma atto profondo e originario della persona“. D’altra parte quando amiamo qualcuno non mettiamo in campo tutte le nostre facoltà, non lo amiamo integralmente?

Dio sembra così dire a tutti quei genitori angosciati per gli errori dei figli o per le loro scelte incomprensibili : “Benvenuto nel mio teodramma. Non sei solo, ti capisco, mi vedo in te, guardati in me”.

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