Verità

In principio era la Verità. Lo abbiamo dimenticato: siamo ora immersi nel mondo della libertà e della difesa dei diritti. E affoghiamo.

Un giovane ha la “possibilità di autodeterminarsi”. Può scegliere la scuola, l’università, il lavoro, viaggiare, vivere in un posto per poco tempo o per molto tempo. Può scegliere di chi innamorarsi, addirittura modificare il proprio orientamento sessuale. Può provare droghe, stili di vita ambigui, manifestare per le “cause giuste”, difendere la vita degli animali, dei licheni e offrirsi liberamente per la sperimentazione medica. Può essere social e liberamente iperconnesso. Ha tanto tempo a disposizione per sperimentare quei diritti che il mondo occidentale ha elevato a libertà. Quel giovane, in realtà, deve infine abbattare la barriera della maturità (che un tempo era il limite delle acque sicure) e allungare il tempo della spensieratezza fino alle soglie della vecchiaia. Così il giovane che ha vissuto liberamente la sua lunga esistenza può, alla fine, liberamente scegliere di uccidersi: l’eutanasia come ultimo atto di una tragica commedia.

La verità è stata cancellata, sostituita dall’illuministica pretesa di libertà, uguaglianza e fraternità che ha spalancato le porte del relativismo e poi del nichilismo. Come possiamo scegliere un percorso di vita, una persona con cui legarci, uno stile di vita se per noi è impossibile fare domande sulla verità? Chiederci se sia vero qualcosa implica chiederci se sia falso qualcosa. Per questo non è buono farsi domande, analizzare la storia, riconoscere gli errori. Essere critici significa, oggi, essere intolleranti, divisivi, reazionari. Facendo un esempio affettivo. Se a me importa unicamente di stare con una persona, senza interrogarmi sui sentimenti che mi legano a questa persona, riflettendo bene sulla vita che ho condiviso e che voglio condividere con lei, allora potrei accettare di avere un rapporto malato, vizioso, inautentico, pur di stare con lei. Se manca cioè la verità, se manca lo stile della verità alla nostra unione, allora apparentemente posso condure una vita accettabile, rispettabile, ma falsamente libera, perché pur convinto dell’amore, ho in realtà abbracciato la sua ombra. Come nel mito della caverna di Platone, le ombre non sono la realtà ma la proiezione delle statue, copie di copie. Eppure gli uomini fissano lo sguardo su ciò che è effimero purché sia condivisibile. Nella caverna ci sono altri prigionieri, come in un cimitero: tale è la sorte di chi accetta la vita nella quiete della profonda caverna.

Laddove accettiamo di negoziare i valori, di scadere in un prospettivismo inclusivo, laddove non ammettiamo apertamente gli errori, laddove non condanniamo il male apertamente, finiamo per cadere nella ragnatela del relativismo, dove tutto è bene e, quindi, tutto è male. E possiamo essere clamorosamente ingannati. Rinunciando al senso critico, alla ricerca del bene, del vero e del bello, diventiamo prede di un nemico che ci mangerà al momento opportuno, quando sarà necessario agire in modo responsabile, ontologicamente libero, ma saremo sopraffatti dall’abitudine di aver preferito una vita comoda, conforme ai valori occidentali degenerati, e per questo profondamente infelice. Cosa fare? Non serve a nulla delegare, affidare la nostra vita ad un medico, un santone, un politico se prima non affrontiamo noi stessi, nella nostra pratica quotidiana il dilemma della verità: se qualcosa è vero allora qualcosa è falso. Le scelte non sono tutte uguali e occorre avere l’umiltà di riconoscere gli errori e di farsi da parte, espiare le pene quando è necessario, iniziare un percorso di redenzione, salire la caverna. Occorre poi guarire dalla grande bugia: l’uomo è misura di tutte le cose. Questo falso antropocentrismo confligge con la realtà oggettiva della nostra esistenza: esiste il mistero, Una parte considerevole dei nostri incontri, delle situazioni sono avvolti dal mistero. Riconoscere la presenza di elementi imprevedibili, accettare la nostra finitezza di fronte a ciò che precede e seguirà la nostra esistenza, non è una manifestazione irrazionale della nostra piccolezza ma è la porta verso la verità, l’inizio della via. D’altra parte Cristo non ha detto in modo perentorio “Io sono la Via, la Verità e la Vita”?

Una risposta a “Verità”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.