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Platone definisce la scrittura un gioco serio, un’attività non eccessivamente impegnativa capace di intrattenerci. Aveva inoltre una duplice funzione: serviva a rammentare ciò che poteva essere dimenticato e serviva a divulgare il pensiero. Certo il dialogo in presenza è tutta un’altra cosa! Ma avere la possibilità di stimolare la riflessione, spingere il lettore verso un’altra prospettiva, adoperare una scrittura edificante, può rappresentare un ottimo motivo per mettersi in gioco.

Tale nobile operazione viene fatta nella precarietà mentale, fisica e spirituale di un piccolo insegnante che si occupa di piccole cose. Quelle grandi le lasciamo agli animi più nobili che non partono dai fallimenti del piccolo agrimensore K.